12 febbraio 2018

In pensione, ma per due anni senza liquidazione. Succede ai lavoratori pubblici, che si ribellano

Per Alberto, infermiere dell’Ospedale Civile di Brescia, si avvicina il giorno della pensione. Con il prossimo mese di marzo, maturati 42 anni e 10 mesi di lavoro, potrà gestirsi la giornata come meglio gli piacerà.

Aveva pensato, utilizzando qualcosa della sua liquidazione, di festeggiare il traguardo regalandosi il viaggio che sogna da sempre. Ma per il momento non se ne parla: Alberto, che è un lavoratore pubblico, i soldi della liquidazione (Trattamento di Fine Servizio), li riceverà nel 2020!

UNA DISPARITÀ INACCETTABILE
Per quanto assurda sia, questa è la realtà per i lavoratori pubblici. Nel privato il Tfr viene erogato con tempi assolutamente rapidi: entro 30 giorni nel terziario, entro 45 giorni nel commercio. “È una disparità inaccettabile oltre che illogica – commenta Diego Zorzi (nella foto), segretario della Cisl Funzione Pubblica di Brescia – perché si tratta di soldi che le lavoratrici e i lavoratori hanno accantonato durante la propria vita lavorativa. Sono una parte della retribuzione e non è né comprensibile né giustificabile che, con l’emergenza economica alle nostre spalle, non si possa tornare ad avere queste risorse nei tempi precedentemente stabiliti”.

RACCOLTA FIRME E AZIONE GIUDIZIARIA
La Cisl Funzione pubblica ha lanciato una raccolta firme per “equiparare i tempi di erogazione della liquidazione tra settore pubblico e privato”, oltre ad un contenzioso giudiziario con quattro cause pilota per sollevare il problema davanti alla Corte Costituzionale. “Le disparità – continua Zorzi – le ereditiamo dagli interventi emergenziali del 2011, quando il Paese era sull’orlo della bancarotta e il Governo Montiì, per recuperare risorse, intervenne pesantemente sul lavoro pubblico. Dovevano essere misure temporanee, e invece…”.

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