18 novembre 2017

I part-time ciclici decisi a chiamare l’Inps in giudizio sulla discontinuità previdenziale

Il concetto non poteva essere espresso più chiaramente: doveri full time, diritti part-time. Lo hanno scritto a caratteri cubitali su dei manifesti che hanno fatto da sfondo all’assemblea convocata da Cgil Cisl Uil Brescia (con le rispettive categorie della funzione pubblica e del commercio), presenti i parlamentari Miriam Cominelli (Pd), Claudio Cominardi (M5S) e l’assessore del Comune di Brescia Marco Fenaroli, ospitata nella sede sindacale di via F.lli Folonari.

Protestano i lavoratori part-time ciclici, figure particolari che lavorano per gli enti pubblici (addetti alla pulizia, ristorazione, ausiliariato e servizi alla persona) ma che dipendono da cooperative di servizio che sebbene li assumono a tempo indeterminato, a giugno li collocano in aspettativa “forzata” a zero ore fino ad agosto, con il bel risultato di lasciarli senza stipendio per 3 mesi interrompendo la continuità previdenziale.

Su questo specifico punto un altro maxi cartello diceva cosi: “La Corte di Giustizia Europea si è già espressa contro la discriminazione dei part-time ciclici. 2.000 lavoratori stanno predisponendo nella sola Lombardia vertenze all’Inps per avere riconoscimento di un diritto. Perché far spendere all’Inps 4 milioni di euro per spese legali? Che aspetta il Governo ad adeguare la legislazione italiana alle direttive europee?

 

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