22 maggio 2017

Carcere e pene alternative: troppo pochi gli assistenti sociali che seguono i percorsi

un momento della protesta di questa mattina dei lavoratori uepe

C’è qualcosa che non va nella organizzazione del servizio a cui compete l’esecuzione di una condanna penale al di fuori dal carcere. La dizione ufficiale del servizio è Ufficio di Esecuzione Penale Esterna, e i suoi lavoratori – assistenti sociali e operatori amministrativi – sono in stato di agitazione. Lo hanno proclamato Cisl Funzione Pubblica, Fp Cgil e Rsu.

UN MARE DI PROBLEMI: 24 IN SERVIZIO
QUANDO LA PIANTA ORGANICA NE PREVEDE 48

I problemi che denunciano sono davvero tanti e complessi [leggi QUI il documento sindacale emesso al termine dell’assemblea], ma bastano pochi numeri per far capire il disagio che si vive in questa struttura. Nell’UEPE per il territorio di Brescia e Bergamo lavorano oggi complessivamente 19 assistenti sociali (la pianta organica ne prevede 21 a Brescia e 17 a Bergamo) e 5 amministrativi (dovrebbero essere 10). “Mediamente – spiega Marcello Marroccoli della Cisl Funzione Pubblica Brescia – trattano ognuno 150 casi riuscendo a dedicare ad ogni persona da seguire venti minuti al mese! In totale si sobbarcano 30mila interventi l’anno”. Un carico di lavoro impressionante svolto tra continue difficoltà e carenze organizzative, risorse che non sono, allentamento delle maglie di sicurezza a protezione dei lavoratori

ASSEMBLEA A BRESCIA:
CHIESTO UN INCONTRO AL PREFETTO

Questa mattina quelli bresciani si sono riuniti in assemblea nella sede cittadina dell’Ufficio e hanno deciso di proseguire lo stato di agitazione puntando ad ottenere finalmente qualche concreta risposta.
Il prossimo passo – aggiunge ancora Marroccoli – sarà la richiesta di un incontro con il Prefetto e tutti gli attori istituzionali coinvolti, con l’obiettivo di aprire in Prefettura un confronto stabile sui problemi di questo delicato e importantissimo servizio dal quale dipendono le speranze di reinserimento sociale di chi ha sbagliato ma vuole tornare a essere un membro attivo della comunità civile”.

UN ASSURDO PARADOSSO

la conferenza stampa sindacale per illustrare i problemi del servizioIn effetti si è di fronte ad un assurdo paradosso. “Se sono molte di più le persone che scontano la pena esterna rispetto a chi sta in carcere – spiega un volantino sindacale – significa che il percorso è valido. Allora perché non si investe su di esso spiegando con forza che sono risorse che servono a garantire la sicurezza sociale? Ma senza turnover, senza nuovi concorsi, senza la necessaria stabilizzazione dei precari, senza personale oltre che senza strumenti, è sempre più problematico riuscire a seguire i detenuti nel percorso di riabilitazione sul territorio”.

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