/ 8 Settembre, 2014/ Approfondimenti/materiali, Home

DSC_0589Dal 1 settembre 2014 è entrato in vigore il provvedimento, disposto dal Ministro Marianna Madia lo scorso 20 agosto, che riduce del 50% le agibilità sindacali nella Pubblica Amministrazione. Di seguito le osservazioni di Antonio Tira, Segretario Generale della Cisl Funzione Pubblica Lombarda.

La teoria dei vecchi saggi sostiene che quando ci si accanisce sul niente due sono le possibili letture: la prima presume che non ci altro a cui pensare, la seconda che si vogliano coprire altri problemi. E se ancora oggi si discute dappertutto dei tagli ai distacchi e sugli effetti miracolosi che dovrebbero risolvere i problemi del debito pubblico e la funzionalità della Pubblica Amministrazione, allora vuol dire che la teoria è vera, e c’è da preoccuparsi.
Ha ragione Bonanni quando dice che bisogna parlare d’altro, che servono risposte ben più significative ai temi della ripresa, del lavoro, del fisco, delle tasse.
 
Ma la politica oggi si sazia del banchetto appena offerto in cui è stato servito il sindacato, condito e consumato a dovere, di cui tutti presto si dimenticheranno.
Oggi possono finalmente bearsi nel dire che anche il sindacato è stato messo a posto, che per questi lazzaroni, mangiapane a tradimento è giunta l’ora di tornare a faticare, a lavorare.
Come se i distacchi e le agibilità sindacali non sono strumenti di risposta alla rappresentatività democratica che la stessa politica (quella nobile) aveva voluto riconoscere ai sindacati.
 
In questo bailame generalizzato, bisogna dircelo, la politica ha saputo portarsi a casa, seminascosta, ancora una serie di interessi che naturalmente si vogliono tacere.
Prima la cassa integrazione anche per i partiti, poi la possibilità di riciclare i trombati di turno nei vari incarichi, ed oggi preservando e mantenendo la possibilità di fare le nomine politiche nello staff dei sindaci senza bisogno di titoli e con garanzie di stipendi da Dirigenti e prevedere discrezionalità nell’assegnazione di incarichi di direzione e coordinamento in comuni, provincie e regioni.
Privilegi per alcuni, autoconservazione per loro.
 
Ma torniamo ai tagli sindacali.
Per chi se né dimenticato c’è già stato nel 94 il taglio del 50% dei distacchi da parte del Ministro Cassese a cui segui il tentativo, riuscito parzialmente, di Brunetta che nel 2009 tagliò ulteriormente di un 15% circa.
Quindi il sindacato è già abituato a organizzarsi con quello che c’è e se oggi il paese ha bisogno di recuperare sulla spesa, si agisca pure la leva dei tagli, ma lo si faccia con onestà, con dignità.
La spesa aumenterà per il salario accessorio che oggi non viene percepito dai circa 1.300 sindacalisti che rientreranno in servizio, il risparmio sui precari che sostituivano i sindacalisti sarà solo parzialmente recuperato perché, un conto è fare fotocopie, un conto invece fare un attività ad alto contenuto professionale dove la formazione e l’aggiornamento devono essere costanti e continui a garanzia dei cittadini.
E chi rientrerà si troverà quasi tutto nella necessità di un processo di reinserimento professionale accompagnato da aggiornamento. Certo tra qualche anno saremo a regime e qualche risparmio ci sarà stato ma non certo i miliardi che qualcuno promette.
 
Dal 1° settembre i sindacati, con scelte diverse, hanno già rivisto l’organizzazione interna, quella che si confronta sul territorio, nelle strutture, con i lavoratori.
Sarà più difficile fare sindacato?
Ipocrita dire di no, ma eccessivo parlare di effetti mortali per il sindacato, perché non morirà per questo, anzi, rafforzerà la propria presenza sui posti di lavoro, recupererà visibilità e consenso direttamente presso i lavoratori, riscoprirà le motivazioni di una rappresentanza democratica individualmente consolidata e rafforzata.
Chi resterà fuori in distacco si sentirà di dover dare ancora di più e chi rientrerà farà altrettanto perché di partiti e movimenti politici ne abbiamo visti nascere e sparire tanti, ma la storia del sindacato è fatta di generazioni di donne e uomini impegnati a rappresentare i bisogni ed i diritti dei soggetti del lavoro (imprese e lavoratori) che alla fine sono sempre donne ed uomini che hanno capito il senso ed il valore del lavoro come un bene prezioso che va oltre lo stipendio di fine mese.
 
Casuale che nel momento in cui il sindacato è impegnato in un importante processo di riorganizzazione, il Governo conferma il blocco dei contratti pubblici. “A pensar male s’indovina” diceva qualcuno.
 
Entro pochi giorni si finirà di parlare di questi tagli, ma alla politica verrà chiesto il conto perché non ci saranno più alibi alla mancanza di risposte che servono alla pubblica amministrazione italiana per i bisogni dei cittadini.
Una Pubblica Amministrazione che costa meno degli altri paesi europei, che ha meno dipendenti degli altri paesi europei.
Non ci saranno più alibi a giustifica del crescere della spesa pubblica per gli effetti speculativi della politica e non ci saranno altri capri espiatori su cui caricare la croce delle responsabilità. Si è già detto che serve confermare il blocco dei contratti per far quadrare i conti, ma se questi non tornano dopo i tagli al personale ed ai salari, il taglio ai sindacati, i tagli agli enti locali, i tagli di carriera, vuol dire che le cause non sono loro e chi ha detto che questi erano le cause hanno voluto nascondere quelle vere, quelle magari troppo vicine agli interessi della politica che non si vogliono toccare.
 
Il sindacato vuole la riforma della Pubblica Amministrazione, anzi la invoca, convinto chela maggior parte dei lavoratori fanno la loro parte, tutti giorni e convinti che ci sono ancora, certamente, margini di miglioramento su cui lavorare.
Aspettiamo adesso le prossime mosse della politica, quelle vere, perché quelle di oggi erano vecchie di metodo e di merito ed i lavoratori pubblici ed i cittadini meritano di più. Chissà, alla fine magari sarà che per il sindacato è stata una sana e proficua terapia quella che per altri doveva essere una purga. Intanto “tirem avanti” a fare quello che ci riesce meglio, la rappresentanza, la contrattazione, la tutela del lavoro e dei lavoratori.
 
In chiusura un ringraziamento a tutto il gruppo dirigente della Cisl Funzione Pubblica della Lombardia per la responsabilità dimostrata in questa fase frenetica di riorganizzazione.
Un grazie a chi ha deciso di restare sapendo che bisognerà fare di più, un grazie a chi è rientrato impegnandosi a fare rappresentanza sul posto di lavoro, un grazie a chi ha deciso di rimane a scavalco con un impegno part time tra lavoro e sindacalismo fatto di fatica e difficoltà. Tutte queste scelte, fatte nel silenzio e con il senso di appartenenza, testimoniano radici solide e profonde che garantiranno anche per il futuro la presenza della Cisl e la tutela dei lavoratori.
 
Il Segretario Generale
Cisl Fp Lombardia
Antonio Tira